POETICA E SPETTACOLI 

La nostra poetica si avvale di incontri professionali e artistici sempre nuovi. Il nostro motore è la ricerca di un nuovo linguaggio, una nuova visione dello spazio, del rituale tra attore e pubblico, una nuova drammaturgia e una rivisitazione dei classici in chiave contemporanea.

“CAMMINATORI DELLA PATENTE UBRIACA”

Con Gioia D’Angelo, Davide Falbo, Massimiliano Motta

Testo e regia di Nicolò Sordo 

Tecnico Audio e Luci Alberto Maria Salmaso

Produzione Archipelagos Teatro/Nicolò Sordo

“Le famiglie si sciolgono, come si sciolgono le lingue con l’alcool, come si sciolgono le cinture dei pantaloni, i nodi delle cravatte. Ognuno ha una notte diversa davanti, ognuno va a cercarsi la sua”. 

Una famiglia di alcolisti cammina nella neve, in fila indiana. È inverno in un paese di provincia.
Pupa, la madre, davanti, e dietro i figli, Simon e Teschio. Hanno ritirato la patente di guida a tutti e tre. Sono costretti a spostarsi a piedi, da un bar all’altro, aspettando il ritorno del padre, un artigiano delle casse da morto, che è andato all'estero con la scusa del lavoro e non è più tornato. 

Tre aste con tre microfoni delimitano lo spazio di prigionia entro il quale questi 3 personaggi vivono la loro vita.

Camminatori della patente ubriaca è la storia vera di una famiglia implosa, alla disperata ricerca di un angelo e di una via d'uscita.

“ASPIDE. GOMORRA IN VENETO”

con Gioia D’Angelo, Martina Testa

Drammaturgia di Tommaso Fermariello 

Tecnico Audio e Luci Alberto Maria Salmaso

Abbiamo deciso di concentrare le nostre operazioni nel nord-est perché qui il tessuto economico non è così onesto.” 

Sono queste le parole di Mario Crisci, l’inquietante figura che sta a capo della società Aspide, il gruppo di persone affiliate al clan dei Casalesi, che tra il 2009 e il 2011 misero in ginocchio oltre 130 imprenditori del Veneto e diverse regioni italiane. Lo spettacolo, partendo dal verbale del processo, ricostruisce il modus operandi dell’associazione tra intercettazioni, parole del giudice e degli imputati. Si focalizza in particolare sulla storia di Rocco Ruotolo, eroe positivo della vicenda, che in un clima di omertà denuncia e collabora con la polizia, infiltrandosi nell’associazione e diventando persona fidata del boss. Uno sguardo lucido sui fatti. 

Due donne - una giornalista che ama il suo lavoro e la moglie di un testimone di giustizia - raccontano questa storia, perché spesso spetta alle donne il compito di portare avanti le storie, per amore di verità. 

“Aspide. Gomorra in Veneto” è patrocinato dall’Associazione Libera contro le mafie. Ha debuttato a marzo del 2018 in diversi eventi patrocinati dal Comune di Padova, da Associazioni di categoria e per le Scuole. Finalista alla Rassegna Intransito 2019 Genova, in stagione al Teatro Ca’ Foscari, Venezia e al Festival Cabiria Teatro, Novara. 

Lo spettacolo è risultato finalista alla rassegna “INTRANSITO 2019”. 

Su Teatro e critica è stato così recensito: “Percepiamo il bisogno di schierarsi e trovare la forza per non cedere. Così Aspide, Gomorra in Veneto di Tommaso Fermariello, con Gioia D’Angelo e Martina Testa: un’inchiesta-spettacolo sui tentacoli della camorra, sull’incredibile che prende vita, su “la mafia è solo al  sud”. Ribadisce, questo testo, il dovere di prendere partito e il dovere di opporsi, nonostante la paura. Paura,  quella non compresa dal codice penale, quella parolaccia che sempre aleggia nelle parole dei giovani  drammaturghi”.

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“LA VILLEGGIATURA”
un progetto site-specific con Entr'act Tecnologici

Lo spettacolo “Smanie per la Villeggiatura” viene affrontato site-specific nelle due case nelle quali l’azione avviene contemporaneamente e lungo il percorso da una casa all’altra. Il pubblico, diviso in due gruppi, ha così la possibilità di scegliere in quale casa entrare e la prospettiva dalla quale seguire lo sviluppo della trama. Gli spettatori seguono percorsi differenti in una struttura dal ritmo frenetico, guidati da un personaggio che corre dentro e fuori la scena, muovendosi da una casa all’altra, incontrando personaggi, seguendo stati d’animo. Il risultato è uno spettacolo dalle caratteristiche acrobatiche: i nove attori saltano da una location all'altra entrando in scena al momento opportuno. Questi percorsi intrecciati offrono il modo di creare scene di innovazione drammaturgica nelle quali i personaggi informano il pubblico di quello a cui non riesce ad assistere. Per un principio di serialità, i personaggi “frequentano” il pubblico tenendo una “corrispondenza di amorosi sensi” attraverso un costante intrattenimento sui social. Saranno messaggi, l’invio di immagini, il segnale dell’arrivo di un whatsapp a scandire le storie dei protagonisti, vittime di una girandola amorosa. I confini della relazione dell’attore con il suo personaggio vengono ridisegnati includendo quella zona di immaginario virtuale propria della comunicazione social.

“ALLE 20 PRECISE”

di e con Gioia D’Angelo

Lettere e poesie di Antonino D’Angelo, Testo di Marco Morana, adattamento per la scena di Gioia D’Angelo, Scena e consulenza artistica Maria Chiara Pederzini, Musiche originali di Michele Deiana

Audio e luci di Alberto Maria Salmaso

Il Dottor Antonino D’Angelo, nato a Catania il 29 luglio 1912, laureato in Giurisprudenza e Commissario di Pubblica Sicurezza a Udine, è stato incarcerato come prigioniero politico per 40 giorni e deportato il 26 agosto 1944, all’interno di un carro bestiame, prima al centro di smistamento di Dachau e poi a Mauthaunsen. Non avrebbe fatto ritorno.

Alle 20 precise non parla di dolore ma di Resistenza. Il testo è stato realizzato grazie alle testimonianze della famiglia di Gioia, alle lettere che il nonno Antonino scriveva alla nonna dal lavoro, dal carcere in via Spalato, quelle gettate dal treno merci che le portarono i partigiani, il taccuino di poesie scritte da lui, le testimonianze di chi veniva a portare notizie. Qualcosa da conservare brilla eterno nelle terribili vicende di Nino ed è forza, amore per la pura esistenza. L’amore che vuole trasmettere alla moglie e ai figli per costruire e abitare un futuro migliore, per curare le ferite toccate a lui e agli altri come lui. Nelle sue parole ci sono sempre un Adesso e un Dopo. La scena dello spettacolo è spoglia, tranne la presenza di un forno da cucina. 

Lo stesso oggetto che può creare alimento, dare vita, può anche distruggere: è qui simbolo della scelta. Spesso sentiamo dire che si deve ricordare ogni giorno e che gli eventi di commemorazione sono forzati appuntamenti istituzionali. Invece abbiamo bisogno di celebrare per fissare il tempo. La celebrazione è decisione volontaria di ripensare a questioni collettive e mantenerle “vicine” e vive, come i ricordi dei gesti e delle parole dei nostri genitori, di ciò che è stato prima di noi. Ci sono dei luoghi in cui si tramanda la memoria, due di questi sono sicuramente i teatri e le cucine. Progetto sostenuto e patrocinato dal Comune e dalla Questura di Udine, dall’Associazione Naz. della Polizia di Stato, da ANPI e da ANED.

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“NOZZE DI SANGUE”

Il nostro primo spettacolo con la regia di Marco Sgrosso. La sua parabola ha una diretta discendenza dal ritmo della Tragedia Greca. Il lavoro di costruzione dei personaggi di questa faida familiare, predestinata alla catastrofe, è partito dal desiderio di indagare una sensibilità umana in questi ruoli archetipici, di farli diventare creature di carne, ossa e sangue. Siamo partiti dal testo originale improvvisando sulle situazioni e le relazioni tra i personaggi, anche quelle “possibili”, in un gioco di rimandi che rende i personaggi ora testimoni-spettatori ora protagonisti o complici del loro stesso dramma. E’ una vicenda già accaduta e rivissuta nella memoria come per la condanna di una coercizione a ripetere, la cronologia degli eventi è insidiata da ritorni al passato, anticipazioni del futuro. L’epilogo è una catarsi luminosa estranea alla visione senza scampo dell’autore e aperta alla possibilità di una resurrezione altrove.